Un autodromo in Polesine? Quando cinque anni fa venne prospettata l’idea di dar vita, alle porte del Delta, ad una struttura di così consistente richiamo, molti reagirono con un misto di scetticismo ed ironia. Ma ecco che, bruciando i tempi di realizzazione, l’autodromo si presenta già efficiente, iniziando a dare i suoi frutti e a richiamare verso il Polesine attenzioni ed interessi per lo più inattesi. Una sorpresa per molti, che forse ha spiazzato anche non pochi degli informati; una realizzazione importante, su cui e bene poter contare. E’ infatti opportuno iniziare a far affidamento sulle potenzialità della nuova moderna struttura non solo per il settore specifico per cui è stata pensata (in grado di per sé di richiamare migliaia di persone) ma anche come volano e mezzo di propaganda formidabile per il lancio, da qualche tempo sempre più auspicato, del turismo in Polesine. Per il quale oltretutto non mancano forme di sostegno a chi intenda investire nel settore, contraddistinto, specie in alcuni comuni del Delta, da una carenza consistente di posti letto, rispetto alla crescente domanda. Di contro non mancano quanti, per futuro bassopolesano, si sono trincerati nella logica perniciosa degli anni settanta del secolo scorso: costoro, annidati in varie amministrazioni, lavorano per l’attuazione di incredibili progetti macroindustriali; e c’è poi chi si prodiga per realizzare una nuova centrale elettrica a Loreo affinché aggiunga i suoi fumi a quelli ben noti del maxi impianto di Porto Tolle e a quelli ridotti (ma non per questo profumati né tanto meno ossigenanti) dell’impianto attivo a Porto Viro nei pressi del grande zuccherificio. Perfino il Consorzio di Sviluppo ha lanciato l’allarme, sottolineando che la realizzazione di tanti progetti industriali, quanti incredibilmente si stanno affollando nelle ipotesi del futuro della terra dei fiumi, richiederebbero decine di migliaia di operai, che potrebbero essere attinti solo nei paesi extracomunitari, stante il fatto che questo tipo di occupazione non è ricercata dai giovani polesani. I quali sono invece attratti da attività nell’ambito del turismo. Un termometro eloquente è l’Istituto Alberghiero di Adria che, con i suoi 1000 studenti, si configura come la scuola superiore più frequentata dell’intera provincia. Ed altri istituti stanno introducendo corsi ad indirizzo turistico, assecondando le richieste dei giovani che vedono in questo sbocco il loro futuro e quindi il futuro del Polesine. Turismo o industria? Operatori turistici o operai extracomunitari? Il Polesine, inutile negarlo, è ad una svolta storica. E, se la scelta è il turismo, ne consegue che prima di tutto va tutelato l’ambiente, promuovendo forme di animazione con i mezzi più congegnali per goderlo: la barca innanzitutto, o per i più coraggiosi il deltaplano, oppure per tutti la tradizionale bicicletta, o ancora il cavallo. Animale quest’ultimo prediletto dal compianto Elio Papuzzi, collaboratore di questa rivista ed attivo in molte associazioni culturali, che tragicamente ci ha lasciati all’arrivo della primavera. A Elio vogliamo dedicare questo numero del Ventaglio, ricordando il suo sorriso aperto e l’entusiasmo con cui era solito affiancarsi a gruppi interessati a rivitalizzare le tradizioni più autentiche della nostra terra.